

Ormai era tardi per tornare indietro, e le pareva che la vita avesse preso una di quelle pieghe per cui la conclusione risulta naturale, ed inevitabile. In una umida notte di Novembre, il cielo terso, la bruma sul campo che attraversava a fatica, sporcandosi e bagnandosi di fango freddo per risalire l' altura dietro il paese. Nella sporta il fagottino, la creaturina che aveva covato nel ventre per mesi di timore, sofferenza labile e labile felicità, per poi dare, in un atto di comunione con i viventi tutti, la vita.
La pendenza diminuiva, e cominciavano ad apparirle i cipressi del sepolcreto, con sullo sfondo le alture dei Monti Martani. Non era rassegnata, le sue azioni le apparivano spontanee e necessarie, come se nel compierle non desse espressione alla sua volontà, ma a un ordine extraumano e semplice. Aprì l' inferriata del cancello e si fece strada sul viale ricoperto di breccino, tra le file dei loculi in cui riposavano uomini e donne, le une accanto agli altri, contadini; ogni tanto una tomba di una famiglia di possidenti, con iscrizioni in latino, con sepolcri di avi vissuti qualche secolo prima.
Entrò nella cappella, illuminata fiocamente dai ceri disposti intorno all' altare su cui troneggiava un crocefisso di legno. Cavò il fagottino dalla sporta e lo depose sulla pesante botola in pietra che chiudeva l' ossario. Scartò il lenzuolo bianco sul corpicino del neonato, e cominciò ad accarezzare la sua pelle liscia, il bel volto bianco, le carni morbide e grassocce, che sotto le sue carezze ingenuamente voleva si facessero dure in una violenta pulsione di vita come quelle del marito sotto le altrettanto ingenue carezze della prima notte di nozze. Si tirò su la pesante gonna e si accosciò sul corpicino per pisciarci sopra: un fiume caldo e corporeo, per dare vita e calore a un corpo freddo, morto e innocente, monumento alla umana compassione. Abbandonò l' oggetto del suo amore, e con esso l' amore stesso, dando così il suo commiato alla vita.
Si diresse verso l' ala nuova del cimitero, e si sdraiò in un loculo in costruzione, le braccia incrociate su quello che era ancora il seno di una mamma; cavò dalla sporta un sacco di plastica e se lo legò intorno alla testa con un elastico. Prima che il suo corpo cominciasse ad essere scosso dalle convulsioni la sua mente era assolutamente vuota, perché lei, dentro, era già morta.

Monsignor (porco dio) Giuseppe Chiaretti accusa:«Qui c’è un regime». Politici e intellettuali: «Ha ragione»
di Riccardo Paradisi
Tratto da L'INDIPENDENTE del 4 novembre 2006
«A Perugia comandano due Chiese. Ma nessuna delle due è cattolica. La prima si chiama Massoneria. La seconda ieri si chiamava Pci e oggi si chiama Ds». Parola di Roberto Segatori – sociologo all’Università di Perugia ed ex assessore comunale per la sinistra indipendente al comune di Foligno – che in un articolo comparso giovedì scorso sul Corriere dell’Umbria ha disegnato con pennellate efficaci un ritratto tanto impietoso quanto inquietante del panorama politico umbro.
Un quadro dentro il quale la Chiesa cattolica appare come un vaso di coccio stretto tra i vasi di ferro del potere massonico e di quello comunista, poteri strutturati e capillari che spesso e volentieri si intrecciano e saldano assieme. «Due vescovi della terza chiesa perugina», scrive ancora Segatori, hanno provato ad affrontare la massoneria e la sinistra. Ma entrambi ne sono usciti con le ossa rotte». Il primo vescovo a osare fu Cesare Pagani, nella seconda metà degli anni Ottanta. Non si capisce ancora se per ingenuità o indomito coraggio. Sta di fatto che contro di lui, dal giorno in cui denunciò lo strapotere delle logge massoniche in città, si scatenò un’ostilità violentissima. Perugia fu addirittura tappezzata dai manifesti dei massoni che, rispolverando la retorica dei tempi che furono, additavano Monsignore come un’oscurantista. Don Cesarino Pagani scoprì a quel punto due cose: che lui era solo, e che a essere massoni,«non erano solo repubblicani e socialisti storici, ma anche comunisti e peggio ancora cattolici. Ci rimase malissimo», racconta Segatori, «perse vivacità e da lì a poco cominciò il suo declino». Morì di crepacuore, narrano locali leggende devozionali.
Per anni seguì il silenzio: a Perugia sinistra e massoneria continuarono a lavorare tranquille. Poi però le acque hanno cominciato a muoversi: scandali politico affaristici finiti sulle pagine dei quotidiani nazionali, divisioni interne, un potere in affanno nel garantire ancora una redistribuzione delle risorse come in passato e un’immagine esterna difendibile. A sfidare la seconda chiesa quella comunista, è a questo punto, Monsignor Giuseppe Chiaretti. Che a metà ottobre denuncia: in Umbria da sessant’anni c’è un regime che affievolisce le coscienze, dentro il quale il mondo del laicato cattolico patisce una subalternità politica e culturale». Apriti cielo.
La chiesa comunista ha reagito ricordando a monsignore le gestioni bianche della Cassa di risparmio, il mitico buongoverno rosso, e naturalmente il fatto che “i preti non devono occuparsi di politica”. Però stavolta il vescovo non è è rimasto solo. Il mondo del laicato cattolico – dall’associazionismo al sindacato passando per Comunione e liberazione – l’hanno sostenuto, e così hanno fatto intellettuali da posizioni trasversali sulle pagine dei quotidiani locali.
Lo hanno sostenuto il centrodestra e larghi settori dell’imprenditoria umbra. Persino un monumento del vecchio Pci umbro come Lello Rossi ha riconosciuto che il Vescovo ha sollevato un problema che non si può negare.

La vecchiaia è senz' altro un brutto periodo della vita di un uomo. Forse il più brutto in assoluto; o, perlomeno, quello che spaventa di più.
In base alle previsioni dell' ISTAT, il peso degli ultrasessantacinquenni sulla popolazione attiva passerà dall' attuale 29% al 69% nel 2050. Difficile immaginare l' aspetto e le dinamiche di una società caratterizzata da questo genere di proporzioni.
Non so se conoscete il racconto "Children of the Corn", di Stephen King, che descrive una comunità in cui chi supera il diciannovesimo anno di età deve essere ucciso.
Il Programma T4 di eutanasia nei confronti dei disabili della Germania nazista, nel suo svolgimento tra il 1940 ed il 1941 pose fine alla vita di 70.273 persone classificate come "indegne di vivere".
Persone del genere:



...humani nihil a me alienum puto.
Fino a qualche giorno fa pensavo di essere un uomo di merda, uno tra i peggiori tra quegli esseri il cui unico fine certo è quello di bruttare la Terra con la propria carcassa.
Poi sono capitato in posti del genere:
http://trinceadeuropa.splinder.com/
http://fiammateramo.splinder.com/
e devo dire che la mia autostima è lievitata notevolmente.
Le meduse sono apparse sulla Terra 650 milioni di anni fa. L' homo sapiens sapiens qualche tempo dopo. Lungi da me presunzioni antropocentriche, ma le meduse sono viscide, urticanti e fanno un bel po' schifo a vedersi.
Come diceva quel tizio con la barba, chi ha orecchie intenda.
