Celebrity Morgue

Ho scritto un racconto terribile sugli ultimi giorni di vita di Gigi Sabani; e sui motivi che hanno condotto alla morte del presentatore, che qui potete sentire intonare un pezzo degli Squallor.

Lo trovate su Glocul!, nella “rivista”.

P.S.

Oggi al telegiornale c’era un servizio su un centro di cura dei disturbi del comportamento alimentare, e si correlava l’anoressia alla carenza di nutrimento affettivo. In effetti, facendo per estensione un’analisi di massima dei fattori endogeni del mio negativismo cronico, credo che il non essere riuscito a venire a patti con la dimensione dell’affettuosità abbia giocato un ruolo abbastanza importante nello sviluppo della mia personalità.
D’altra parte l’affettuosità è una cosa che mi si è sempre rivelata di difficile comprensione:



Il tizio in questione si chiamava Mark Tatum, ed è schiattato qualche anno fa. Qui si può leggere la sua storia.
Questa foto mi ha fatto tornare in mente un fumetto porno di serie z che avevo letto da ragazzino in cui c’era uno sceicco pervertito che faceva rapire delle ragazzine a cui faceva poi asportare gli occhi da un chirurgo al fine di fottersele nelle cavità orbitali.


Aggiornamento, 9 maggio

Per la serie Celebrity Morgue denoantri 30 anni fa veniva ritrovata la carogna di Aldo Moro:


venerdì, 02 maggio 2008

Odio i freak

Ho scritto un racconto che parla dei fricchettoni del Peglia, in cui si fa anche cenno a un mistero irrisolto della zona.

Lo trovate su Glocul!, nella "rivista".
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categorie: racconti, localitĂ 
venerdì, 25 aprile 2008

Salò o le 120 giornate di Sodoma



Riporto le note che accompagnano questa foto, presa da una pagina del sito della provincia di Ferrara:

“[…] viene riprodotta la prima pagina del nr. 12 (22 novembre 1944) de "La Voce dei Giovani" - organo provinciale del Fronte della Gioventù di Genova. […]. Il nr. pubblicato […] - recava in prima pagina la foto di militi fascisti che mostrano in primo piano la testa mozzata di un uomo. Secondo la didascalia, si tratta di un partigiano - ferito in combattimento - catturato per una spiata in una località del Veneto, passato quindi per le armi e ridotto come si vede nella foto, che riproduciamo […].[…]”

P.S.

Vi lascio, poiché siamo in tema, questa canzone in stile misfitsiano che ho “composto” qualche anno fa:

MAGLIONE, TESCHIO E RIVOLTELLA

B
Prima dell’aprile del ‘45
G                        A
quando dilagava la violenza nera
B
c’era un gruppo di militari
G                           A
fedeli ad Alessandro Pavolini
B
avevano un compito speciale
G                     A
aprire la testa ai partigiani!

Ritornello:

B                                                 G                        A   
O duce, o morte! O duce, o morte! O duce, o morte! O duce, o morte! X2

D     E    D     E     G               A
Vai, vai, partigiano! La tua casa bruceremo!
D     E    D     E      G                  A
Vai, vai, partigiano! La tua donna stupreremo!
D     E    D     E      G           A
Vai, vai, partigiano! Fucilate nella schiena…
G                                         A                              B
…maglione, teschio e rivoltella, è il colpo di coda dell’ esercito nero!

[Ritornello]

B    A    B


Gli accordi sono scritti secondo la notazione anglosassone, e vanno suonati come “power chord”.

P.P.S.

Nei miei intenti questo post è lungi dall’essere un post militante: la “resistenza” mi sembra una cosa lontana dai nostri giorni almeno quanto la guerra del Peloponneso, e comunque lontana dalla mia vita almeno quanto la prospettiva di un felice inserimento nella società.

E poi dinnanzi all’evento del decennio, tutto perde di importanza! Gustatevi il mio personale tributo al santo di Pietrelcina!
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martedì, 15 aprile 2008

Elezioni 2008: vince Berlusconi / I masnadieri 2



Vabbè, alla fine ‘sticazzi.

Nel senso che tutto ciò non fa che contribuire a convincermi che i miei propositi per il futuro siano tutt’altro che malvagi.

P.S.

Fortuna che sono anche cittadino svizzero! Ricordo con gioia quando a sedici anni in visita ai parenti dormivo nella camera di mio zio (tra l’altro lontano migliaia di km da casa per lavoro) con accanto al letto un fucile d’assalto lungo un metro e mezzo con proiettili lunghi quanto un mio dito indice ed erti il doppio: fucile gentilmente concesso dallo Stato per il solo fatto di aver svolto il servizio militare e con il solo obbligo di andare a sparare al poligono una volta all’anno! Poi hai voglia ad andare casa per casa a chiedere l’obbedienza ai cittadini-sudditi!

P.P.S.

A proposito di materiale resistente, ho aperto questo sito:



Fateci un salto! Si accettano/auspicano collaborazioni!

Aggiornamento su Glocul!: già on-line i primi contributi!
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categorie: racconti, arte, attualitĂ , localitĂ , pinzillacchere
mercoledì, 09 aprile 2008

I masnadieri

Non credo di fare un paragone azzardato se accosto il discutere di politica quando l’unico rapporto che si ha con la medesima è il voto al pregare.

In effetti nelle società moderne il rapporto che l’individuo ha con la libertà rasenta il paradosso: egli gode di una libertà potenzialmente infinita (proporzionale ai soldi di cui dispone) fintantoché  si mantiene, come atomo sociale, al di fuori della società; e di una libertà pressoché nulla (in termini di partecipazione attiva all’evoluzione della comunità di cui è membro) quando si cala nei ranghi che la stessa impone.

Tuttavia, la frequentazione delle affascinanti pagine di quel classico di storia e teoria dell’urbanistica che è “La città nella storia” di Lewis Mumford consente di andare al di là dei miasmi che al giorno d’oggi si accompagnano all’attività di irreggimentazione della vita materiale e spirituale degli esseri umani e di riscoprirne le (positive) potenzialità.

Un po’ di appunti più o meno sparsi:

- il grado di civiltà di una comunità non è necessariamente proporzionale alle condizioni materiali (ad es. igienico-sanitarie) in cui si svolge la vita dei suoi membri; ad esempio gli abitanti delle polis greche, presi a modello dagli ideologi politici meno rozzi che si sono succeduti nei due millenni successivi alla loro dipartita, vivevano letteralmente in mezzo alla propria merda: “Prima di esaminare il cittadino ideale, diamo un’occhiata più approfondita a quella città tutt’altro che ideale che contribuì a farlo nascere. L’analisi può rivoluzionare i nostri preconcetti sull’ambiente idealmente favorevole all’evoluzione umana. E scopriremo forse che quel tipo di perfezione compiuta che siamo abituati a considerare propizio, può essere in realtà un mezzo per ostacolarla o per bloccarla.[…] Nelle maggiori città del V secolo la scarsità, se non addirittura la mancanza, di attrezzature sanitarie era scandalosa e quasi suicida, come dimostrò in termini particolarmente drammatici la grande epidemia di peste scoppiata durante la guerra del Peloponneso che riempì Atene di profughi. […] Gli archeologi moderni non hanno trovato nella casa ellenica la minima traccia di impianti igienici, e ciò sembrerebbe confermato da una scena delle Ecclesiazuse, in cui Aristofane mostra un cittadino che, destato di soprassalto, cerca un luogo dove poter evacuare, e arriva addirittura ad accovacciarsi davanti al pubblico accompagnando all’azione un certo numero di osservazioni buffonesche e parecchio scabrose sul processo stesso dell’evacuare. Ciò indicherebbe che non esistevano neppure i servizi igienici più elementari, né alcun senso di pudore per le cose attinenti al corpo […] insomma non ci sono dubbi sulla disinvoltura e sulla spudoratezza con cui si appagavano queste necessità corporali. […] Le teorie ippocratiche sull’importanza dell’acqua, dell’aria, del terreno e delle condizioni ambientali non vennero accettate molto facilmente: l’antica tradizione delle costruzioni ravvicinate, la tradizionale tolleranza per la sporcizia e la putrefazione e l’avido desiderio di sfruttare ogni pezzo di terra disponibile contribuivano infatti a tramandare immutati i misfatti medici e igienici dei primi fondatori della città. [..] Curiosamente però veniva trascurato un importante aspetto dell’igiene: la scuola ippocratica non lasciò trattati sull’igiene pubblica e non esistono accenni a come sbarazzarsi degli escrementi.”
Poi, per carità, la società di Atene era costruita sulla schiavitù, e la stessa Atene ha portato avanti una politica imperialistica che a lungo andare si è rivelata suicida.

- nella transizione dal modello medioevale di centri più o meno equilibrati distribuiti in maniera uniforme sul territorio a quello barocco di un centro dominante e parassita sui centri minori, l’esempio della confederazione elvetica rappresenta una soluzione fuori dalla norma (e a mio giudizio in generale positiva, in quanto sembra anche indipendente dalle condizioni al contorno): “Che gli svizzeri siano arrivati all’unità senza dispotismo e senza assoggettarsi a una forma arbitraria di potere centrale dimostra che l’impresa era tecnicamente possibile, e rafforza inoltre la teoria che fosse umanamente attuabile anche su scala europea, in quanto i tre gruppi linguistici e le montagne, che costituivano un ostacolo naturale ai rapporti reciproci e alle comunicazioni, facevano sì che nel paese esistessero quasi altrettanti impedimenti all’unificazione che nei più diversi territori d’Europa nel loro complesso. La prova era incontrovertibile, ma l’esempio non fu contagioso. Le altre regioni seguirono politicamente un corso diverso.”

- l’ultimo appunto, che serve anche da monito a chi, come me, prova diletto nel visionare materiale estremo, è relativo alla Roma del periodo della pax romana, periodo di relativa pace e benessere: “La vita romana, nonostante tutte le sue pretese di pace, si accentrava sempre più su imponenti rituali di sterminio. Alla ricerca di sensazioni sufficientemente acute per compensare provvisoriamente la vacuità e l’insensatezza della loro esistenza parassitica, i romani incominciarono a inscenare corse di bighe, spettacolose battaglie navali in laghi artificiali e pantomime teatrali nel corso delle quali venivano pubblicamente eseguiti spogliarelli e immondi atti sessuali. Ma, man mano che la gente si abituava a questi spettacoli, le sensazioni avevano bisogno di sempre nuovi stimoli: si arrivò così alle gare gladiatorie nelle quali gli agenti del regime dimostravano una fantasia diabolica nel torturare e nel massacrare altri esseri umani.
Gli abitanti delle metropoli moderne non sono psicologicamente tanto lontani da Roma da non poter apprezzare questa nuova istituzione urbana. Abbiamo anche noi le nostre dosi quotidiane di sadismo che compensano, come pillole di vitamine contaminate, la scarsità di nutrimento normale: i resoconti dei giornali, i servizi radiofonici, i programmi televisivi, i romanzi e i drammi che si propongono di ritrarre il più fedelmente possibili ogni sorta di violenza, di perversione, di bestialità, di delinquenza criminale e di disperazione nichilista. Nello stesso modo, per ritrovare la semplice sensazione di essere viva, la popolazione romana, ricchi e poveri, governanti e governati, affluiva nelle grandi arene e partecipava personalmente a spettacoli analoghi, più vividamente inscenati e più efficacemente presentati. […] Parassitopoli era divenuta Patolopoli; non solo, ma Patolopoli si era a sua volta trasformata in Psicopatolopoli, con un Nerone e un Caligola come sovrani assoluti. E Patolopoli non poteva più essere salvata, neppure quando divenne Tirannopoli e cercò di conquistare sicurezza e continuità imponendo a ogni cittadino quali attività svolgere e in quale luogo risiedere. Il peso stesso delle abitudini, unito all’inerzia del numero, rese ancora più vertiginosa la velocità della sua decadenza. “Sauve qui peut”. Mancava soltanto un’ultima fase dell’evoluzione urbana, ma era ormai alle porte: Necropoli, la città dei morti.”


P.S.

Se non avete voglia di affondare i denti in questa cosa prolissa e sconclusionata visionate almeno questo collage allegorico da me concepito.

P.P.S.

Parlando di urbanistica è d’obbligo menzionare il barone Haussmann di Marsciano.
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categorie: storia, attualitĂ 
mercoledì, 02 aprile 2008

CSI

Grazie alle marchette di una tv pugliese a Francesco Sollecito potete finalmente vedere il cadavere sgozzato di Meredith Kercher.

P.S.

Nel caso in cui anche questo servizio di hosting provvedesse (come ha già fatto youtube) a cancellare il video, mi sono salvato un po' di screenshot in cui si può osservare il corpo della poveretta: 1, 2, 3.

Fruitene secondo la vostra sensibilità e non siate ipocriti: ricordatevi che in questi mesi avete accettato che la televisione vi rivelasse per filo e per segno gli aspetti più intimi e privati della vita e della personalità di questa ragazza (cosa che del resto è avvenuta in casi analoghi: ricordo resoconti disgustosi e dettagliatissimi di quante volte, come e quando Alberto Stasi scopasse con Chiara Poggi): date le premesse, quindi, questa ulteriore e definitiva discesa nell'intimità della vittima mi sembra, se non dovuta, naturale.

Se comunque vi sembra che abbia fatto una brutta cosa, prendetelo come un esperimento per evidenziare un bias del sistema informativo.
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categorie: informazione, attualitĂ , malvagitĂ 
venerdì, 28 marzo 2008

Vite di merda/2

Credo che nell’intimo della propria coscienza un buon ottanta per cento degli esseri umani di sesso maschile concordi sul fatto che un tizio che viene pagato fior di quattrini per fottere bellissime ragazze nel fiore degli anni debba quantomeno sentirsi in pace con se stesso. 

Non sono però sicuro che le cose stiano proprio in questo modo.

Non so quanto siate dentro alla pornografia, ma forse questo volto non vi è nuovo:



Si tratta di Brian Surewood (che tradotto in italiano suonerebbe tipo Brian Durosicuro), al secolo Brian Barnes. Qui lo potete vedere in azione. Adesso si trova in gattabuia in attesa di processo per aver stirato, alla guida della sua Camaro rossa, un bambino di cinque anni e per aver gravemente ferito sua madre e la sorellina di appena due mesi nel corso di una stupida gara in auto con un diciannovenne per una strada di un centro abitato della California (qui maggiori dettagli). 

E forse anche il nome di John Dough non vi è nuovo. Qui lo potete vedere insieme a Selen, intento a fare conversazione. Dopo vent’anni di carriera e più di 1100 titoli all’attivo si è appeso una corda al collo e tanti saluti. Era tossicodipendente, oltre che padre di una bambina di quattro anni.


Del resto ci pensa Brandon Iron a ricordarci che l’hardcore non è tutto rose e fiori, e che a dispetto del suo nome d’arte il suo membro virile è lungi dall’essere fatto di ferro.

P.S.

Qualche giorno fa dopo averci “pensato” un po’ su sono arrivato alla conclusione che associavo questa ragazza a questa ragazza e per la serie a volte ritornano su google ho trovato questo.

P.P.S.

Fanculo i moralismi sull’anoressia, skinny teens drive us crazy!
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categorie: informazione, perversione, diffamazione
giovedì, 13 marzo 2008

Mondo cane

E’ da un po’ che sono in crisi mistica, e i recenti fatti di cronaca non fanno che aggravare questo mio stato.

Per dirne una, l’altro giorno sono stato a vedere la mostra sul Pintoricchio: di fronte a tele, affreschi e varie, che tanto materiale forniscono per le speculazioni di imbrattacarte di varia portata, e la cui contemplazione è posta tra i gradini più alti dei passatempi borghesi, provo sempre una sensazione di stupidità, e di mancanza di gusto; in linea di massima sottoscrivo l’incipit della pagina dedicata ai furti d’arte nella biblioteca di rotten.

Comunque il mio interesse è stato attratto dai santi e dai martiri: san Girolamo che si batte il petto genuflesso davanti al crocefisso in compagnia di un leone, due schiere di clarisse in venerazione del crocefisso, ricoperte, salvo che per due fori sugli occhi e un’apertura sulla schiena per permettere la flagellazione, da un sacco di iuta; l’inserimento sullo sfondo di scene che ritraggono i (credo) committenti in adorazione del bambinello di amene scene della vita dei santi come ritratti mignon di san Giorgio che a cavallo combatte un mostruoso drago davanti a una fanciulla vestita di rosa, e su una colonna di un palazzo dello sfondo san Sebastiano legato e riempito di frecce; o ancora, il rappresentare i martiri vivi e martirizzati, con una santa che sorride beatamente con un pugnale che le sporge dal collo candido, o lo stesso san Sebastiano gaudente benché pieno di frecce.

Sul culto dei santi si potrebbero spendere tante parole, è una cosa che oscilla tra le espressioni più affascinanti e peculiari delle culture locali e le più becere manifestazioni di ignoranza e superstizione.

Ad ogni modo, perché ci sta sempre bene, a voi una carrellata di immagini di carcasse di santi umbri:

Santa Rita da Cascia



Santa Chiara d’Assisi



(1970)



(oggi)

Sant’Ubaldo



Anche le spoglie del Beato Leopoldo da Gaiche, di cui sono devoto, sono esposte alla venerazione dei fedeli, ma praticamente si tratta di una statua di cera.

P.S.

Sto leggendo Kierkegaard, La malattia mortale. In parte sarà la mia inesperienza a farmelo apparire così, ma è un testo oltremodo acuto, capace di presentare il cristianesimo in una veste tanto “pratica” e “razionale” quanto “profonda”: tanto da far apparire ridicoli nella loro superficialità sia i cattolici con il loro fariseismo, sia i vari atei, agnostici e razionalisti con la loro boria.

P.P.S.

Non aggiornerò il blog per qualche settimana. Nel frattempo se qualche utente, abituale o errabondo del web è in possesso di informazioni su come reperire (in maniera legale o se illegale a prova di sgamo) un teschio umano, è invitato a contattarmi. Faccio presente che non sono interessato all’acquisto via internet (non vorrei buscarmi qualche malattia esotica per aver ordinato un teschio, che so, dalla Cambogia) e che indicazioni generiche non mi interessano (es. “in un cimitero di campagna”: sì,ma quale? dove?etc.).


Ad ogni modo, tanto perché siamo in tema, buona pasqua.


Aggiornamento, 17 marzo:

In tema di arte e aspetti macabri e ameni della religione cristiana e cattolica nello specifico, una tre giorni romana mi ha dato modo (oltre che di prendere di petto l’acuta disperazione che caratterizza questa fase della mie esistenza terrena) di ampliare le mie conoscenze religioso artistiche culturali.

In particolare ho preso conoscenza della sciattissima e pelosissima figura di Sant’Onofrio, eremita che visse sessant’anni nel deserto.
Tappa obbligata una visita alla cripta dei cappuccini.
Con somma emozione ho poi visitato i musei vaticani, che condensano quei tre-quattro secoli di espressione pittorica italiana di fronte a cui i vari Van Gogh, Picasso, etc. fanno una figura misera; maestranze umbre coinvolte: il Perugino, autore degli affreschi delle volte delle stanze di Raffaello (di sicuro di quella con la scuola di Atene, per l’incendio di borgo non mi ricordo), il Pinturicchio, che ha affrescato i soffitti degli appartamenti dei Borgia; c’è inoltre una pala dell’Alunno (e mi pare altre opere del Pinturicchio) esposta nella pinacoteca.
Con un po’ di delusione ho poi appreso che a Roma non sono in vendita magliette con la faccia del Papa, che volevo comprare.
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categorie: arte, religione, localitĂ 
sabato, 08 marzo 2008

Saal der kreissenden frauen

Viva le donne, che danno la vita:




Viva le donne: nella sacralità (?) della maternità, nell’appetibilità (?) delle loro carni.


P.S.

Saal der kreissenden frauen è una poesia di Gottfried Benn.

P.P.S.

In questo giorno è d’uso richiamare l’attenzione su tematiche quali la disparità dei sessi e la violenza sulle donne. Sbaglierò, ma mi sembra che intorno a queste tematiche si compia un’eccessiva drammatizzazione.

Comunque mi sono imbattuto in un’immagine di forte impatto che da un punto di vista espressivo può essere fatta rientrare nelle categorie suddette:



Posto che l’immagine non sia un fake la didascalia che l’accompagnava ci informa che questa ragazza era una militante comunista condannata dai separatisti angoliani a morire per dissanguamento tramite recisione dell’arteria femorale.
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categorie: poesie, storia, attualitĂ , perversione, malvagitĂ 
venerdì, 29 febbraio 2008

Vite di merda

in riferimento a una storia vera (perlomeno dando credito alle “voci”)

A., violento contro se stesso

Marsciano è una cittadina non troppo grande né troppo piccola in Umbria, terra di santi, nel centro dell’Italia tra Firenze e Roma.
   A Marsciano ci sono aziende importanti, c’è l’adsl, ci sono casi di cronaca nera di rilevanza nazionale, ci sono gruppi rock, c’è la mafia: insomma, Marsciano è nel mondo; perlomeno nella parte di mondo che conta qualcosa: anche se non si sa ancora per quanto.
   A pochi chilometri da Marsciano, ad esempio in direzione sud ovest,  verso il sanvenanzese, c’è il nulla: ettari ed ettari di macchia su monti, interrotti soltanto da qualche sperduto paesino, da qualche azienda agricola, da qualche agriturismo e da qualche casa colonica abbandonata.

A. era un ragazzo, una specie di punkabbestia che bazzicava a Marsciano qualche anno fa; ora non si vede più in giro.
   Essere punkabbestia in una cittadina di provincia come Marsciano – benché di recente un’espansione urbanistica senza criterio unita a massicci flussi migratori la stiano trasformando in una banlieue in mezzo alla campagna – vuol dire tirarsi dietro gli sguardi, il disprezzo, la curiosità, l’indifferenza della gente, vuol dire portarsi sulle spalle quasi in solitario il peso del proprio suicidio sociale; poi A. non aveva praticamente neanche famiglia, credo.
   Non che di questo A. avesse per quel che ne so grande coscienza: il suo caratteraccio e la sua antipatia rendevano il suo comportamento un caso da manuale di psicologia patologica. Girava voce che la società fosse stata violenta nei suoi confronti, che da bambino fosse stato stuprato: ma non è da escludere che questa voce fosse un prodotto della mitomania dello stesso A.

Parlavamo prima di case coloniche abbandonate in mezzo al nulla. Bisogna sapere che in estate nel marscianese e nel sanvenanzese fa molto caldo: se dovessi raffigurarmi il supplizio di Tantalo me lo immaginerei nel trovarsi a luglio a mezzogiorno nella polverosa aia riarsa dal sole di uno di questi casolari abbandonati, con una brocca d’acqua fresca a portata di mano, acqua imbevibile perché, che so, avvelenata.
   Non so dove si accumuli il sangue nei cadaveri degli impiccati, quello che so però è che là dove c’è un accumulo di sangue i processi putrefattivi sono più rapidi: per cui presumo alle estremità degli arti, perché quando la scorsa estate hanno trovato A. morto penzoloni da una trave in uno di questi casolari era nero dalla cintola in giù.
   Pare che A. avesse portato ai limiti la sua antisocialità arrivando a stuprare una ragazza di un paesino vicino Marsciano, e che per questo sia stato quasi linciato dagli amici della stessa.

Mi piace immaginarmelo mentre si avvia verso il casolare con la cintura in mano, un sorriso beffardo stampato sul volto, praticamente incosciente di ciò che sta per andare a fare.
   Senza futuro, senza passato, una vita sacrificata al vivere intensamente il presente: un presente il più delle volte squallido, per quel che ne so.



Magari uno non ci pensa, ma anche in una nazione tutto sommato ricca come la nostra, morire di freddo o di fame, piuttosto che di caldo o di sete, non è cosa difficile.
   Poniamo ad esempio che siate soli, che pur essendo autosufficienti da un punto di vista economico al di là dei rapporti di lavoro, etc., nella vostra vita non ci sia nessuno che vi abbia a cuore, che si preoccupi per voi, che si prenda cura di voi; e poniamo caso che una mattina vi svegliate e non riusciate a trovare la forza – sia essa fisica o morale - per alzarvi e vi risolviate a trascorrere le giornate fissando i muri e il soffitto, senza alzarvi dal letto neanche per andare in bagno.
   Peggio vi va se non avete una casa o una famiglia, o se non avete voglia di tornare a casa e dalla famiglia, e vi incamminate senza meta per sentieri sperduti nei boschi, tra i monti, lungo coste selvagge. Chi l’ha visto? è piena di storie del genere.
   Insomma, per usare una metafora le maglie del tessuto della nostra società sono piuttosto larghe, nonostante la solidarietà sociale di cui facciamo grande vanto.

Ovviamente poi il discorso “vieni lasciato morire” vale alla enne se per debolezza di carattere, stupidità, occasione ci si abbandona a condotte deviate come l’uso di droga, la delinquenza, l’antisocialità in generale. 

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categorie: racconti, diffamazione, localitĂ 
venerdì, 22 febbraio 2008

Rambo

Oggi esce nelle sale italiane l’ultimo film di Sly. Con ogni probabilità andrò a vederlo.

Fermo restando che il primo Rambo è un signor film, non si può approcciare al personaggio Stallone e in particolare ai film di Rambo dal punto di vista delle posizioni politiche o dell’ideologia senza mettere da parte il proprio senso del ridicolo: nel senso che essenzialmente si sta parlando di uno (ormai vecchio) strafatto di steroidi che recita in film in cui in una mezz’ora si consumano più munizioni di quelle consumate dalla X armata durante la campagna di Polonia.

Ad ogni modo tutto ciò era solo un inutile cappello per introdurre un back to the roots:





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categorie: cinema, informazione, attualitĂ , diffamazione
mercoledì, 06 febbraio 2008

Weird artworks & strips



Questa è la copertina di un album di Ice-T.

Non che io ascolti questa musica di merda, ma ho intercettato un sito “non conforme” che copincollando dalla bibbia dei siti “non conformi” (e che bibbia) ne propone un’analisi che manco fosse la pala di Brera. Mettendo un’ipoteca sui suoi aspetti paranoidi e ideologici, riporto l’analisi di questo rude ma spassoso artwork:

Molti potrebbero essere i testi delle canzoni o gli atteggiamenti che testimoniano il profondo e consolidato connubio fra il razzismo anti-bianco (disprezzo per le persone bianche più o meno esplicito, a seconda dei casi) e gli ambienti musicali del rap/hip-hop/r&b. La copertina dell'album Home Invasion (uscito nel 1993), del rapper afro-americano Ice-T, rivela inequivocabilmente l'odio per quei succubi teenager della classe media bianca che fanno largo consumo del suo stesso genere musicale.

In primo piano c'è un giovane whigger (1), biondo, sporco e mal vestito. Al collo porta due collane o catenine a cui sono appesi un ciondolo a forma di Africa e un altro con i colori associati al reggae e alla cultura Rasta. A destra, sul pavimento, si possono scorgere diversi oggetti, fra i quali uno spinello, e ai suoi piedi sono dispiegati dei libri: ben in vista appare quello di Malcolm X, a rappresentare la propaganda "antirazzista" di cui sono imbevute le giovani e deboli menti degli adolescenti bianchi (quella propaganda che però tollera o favorisce di fatto il razzismo anti-bianco). A sinistra sono alcune musicassette di Ice-T (compra compra, piccolo coglione bianco!).

La mente del ragazzo è sotto il completo dominio del rapper, dai cui occhi ipnotici fuoriescono delle onde cerebrali, somiglianti a volute di fumo (probabilmente lo stesso fumo prodotto dallo spinello...), che penetrano nel suo cervello tramite le cuffie del walkman.

Nel frattempo, in secondo piano, si sta svolgendo una scena di crimine e violenza commessa da tre ceffi neri: uno, con la pistola in mano, sfonda la porta; un altro, con il passamontagna, inizia a violentare la madre del ragazzo; il terzo sta fracassando il cranio del padre con il calcio di un fucile automatico.

Il messaggio è chiaro: mentre Ice-T prende possesso della mente del giovane bianco grazie alla sua musica, alle letture etno-masochiste di tendenza e a varie sostanze obnubilanti, i suoi "fratelli" neri ne devastano la casa e ne massacrano la famiglia. L'adolescente non ha la benché minima reazione. Il rap, la propaganda "antirazzista" e le droghe hanno spento in lui qualsiasi volontà di resistenza e di difesa della propria gente, trasformandolo in uno zombie alla mercé dei suoi nuovi padroni, i "divi" di una certa musica... di quella musica.

Nota:
(1) "whigger": letteralmente significa "white nigger" (negro bianco). E' un termine dispregiativo con il quale gli afro-americani indicano i bianchi che tentano di imitare il loro comportamento, il loro modo di vestirsi e la loro musica.





Questa è una vignetta pro-pedofilia, che questo tizio ha rielaborato da un’originale sul sito della Danish Pedophilie Association (qui la pagina wikipedia con il link al loro sito, cliccate a vostro rischio e pericolo).




Questa non c’entra molto, ma mi sentivo in dovere di rendere omaggio a questo imprescindibile album dall’ammaliante cover.
postato da: giovanevecchio alle ore 12:20 | link | commenti (34)
categorie: musica, arte, informazione