Marsciano è una cittadina non troppo grande né troppo piccola in Umbria, terra di santi, nel centro dell’Italia tra Firenze e Roma.
A Marsciano ci sono aziende importanti, c’è l’adsl, ci sono casi di cronaca nera di rilevanza nazionale, ci sono gruppi rock, c’è la mafia: insomma, Marsciano
è nel mondo; perlomeno nella parte di mondo che conta qualcosa: anche se non si sa ancora per quanto.
A pochi chilometri da Marsciano, ad esempio in direzione sud ovest, verso il sanvenanzese, c’è il
nulla: ettari ed ettari di macchia su monti, interrotti soltanto da qualche sperduto paesino, da qualche azienda agricola, da qualche agriturismo e da qualche casa colonica abbandonata.
A. era un ragazzo, una specie di punkabbestia che bazzicava a Marsciano qualche anno fa; ora non si vede più in giro.
Essere punkabbestia in una cittadina di provincia come Marsciano – benché di recente un’espansione urbanistica senza criterio unita a massicci flussi migratori la stiano trasformando in una banlieue in mezzo alla campagna – vuol dire tirarsi dietro gli sguardi, il disprezzo, la curiosità, l’indifferenza della gente, vuol dire portarsi sulle spalle quasi in solitario il peso del proprio suicidio sociale; poi A. non aveva praticamente neanche famiglia, credo.
Non che di questo A. avesse per quel che ne so grande coscienza: il suo caratteraccio e la sua antipatia rendevano il suo comportamento un caso da manuale di psicologia patologica. Girava voce che la società fosse stata violenta nei suoi confronti, che da bambino fosse stato stuprato: ma non è da escludere che questa voce fosse un prodotto della mitomania dello stesso A.
Parlavamo prima di case coloniche abbandonate in mezzo al nulla. Bisogna sapere che in estate nel marscianese e nel sanvenanzese fa molto caldo: se dovessi raffigurarmi il supplizio di Tantalo me lo immaginerei nel trovarsi a luglio a mezzogiorno nella polverosa aia riarsa dal sole di uno di questi casolari abbandonati, con una brocca d’acqua fresca a portata di mano, acqua imbevibile perché, che so, avvelenata.
Non so dove si accumuli il sangue nei cadaveri degli impiccati, quello che so però è che là dove c’è un accumulo di sangue i processi putrefattivi sono più rapidi: per cui presumo alle estremità degli arti, perché quando la scorsa estate hanno trovato A. morto penzoloni da una trave in uno di questi casolari era nero dalla cintola in giù.
Pare che A. avesse portato ai limiti la sua antisocialità arrivando a stuprare una ragazza di un paesino vicino Marsciano, e che per questo sia stato quasi linciato dagli amici della stessa.
Mi piace immaginarmelo mentre si avvia verso il casolare con la cintura in mano, un sorriso beffardo stampato sul volto, praticamente incosciente di ciò che sta per andare a fare.
Senza futuro, senza passato, una vita sacrificata al vivere intensamente il presente: un presente il più delle volte squallido, per quel che ne so.
…
Magari uno non ci pensa, ma anche in una nazione tutto sommato ricca come la nostra, morire di freddo o di fame, piuttosto che di caldo o di sete, non è cosa difficile.
Poniamo ad esempio che siate
soli, che pur essendo autosufficienti da un punto di vista economico al di là dei rapporti di lavoro, etc., nella vostra vita non ci sia nessuno che vi abbia a cuore, che si preoccupi per voi, che si prenda cura di voi; e poniamo caso che una mattina vi svegliate e non riusciate a trovare la forza – sia essa fisica o morale - per alzarvi e vi risolviate a trascorrere le giornate fissando i muri e il soffitto, senza alzarvi dal letto neanche per andare in bagno.
Peggio vi va se non avete una casa o una famiglia, o se non avete voglia di tornare a casa e dalla famiglia, e vi incamminate senza meta per sentieri sperduti nei boschi, tra i monti, lungo coste selvagge.
Chi l’ha visto? è piena di storie del genere.
Insomma, per usare una metafora le maglie del tessuto della nostra società sono piuttosto larghe, nonostante la solidarietà sociale di cui facciamo grande vanto.
Ovviamente poi il discorso “vieni lasciato morire” vale alla enne se per debolezza di carattere, stupidità, occasione ci si abbandona a condotte deviate come l’uso di droga, la delinquenza, l’antisocialità in generale.